Clienti: Vademecum (semi) serio per non stressarti troppo

Caro cliente,

chiariamo subito che la reattività ai messaggi non è un indice di professionalità. Significa, piuttosto, che mi distraggo facilmente dal compito che sto svolgendo (che potrebbe riguardare te, magari) e che non presto grande attenzione al mio lavoro.

Ci sono orari e modi di chiedere le cose, come negli uffici pubblici. C’è un orario, dei giorni di riposo, dei giorni in cui rilassarsi ed altri in cui darsi da fare. Non è perché ti rispondo subito che faccio un buon lavoro, anzi.

Non posso permettermi una segretaria (o un’assistente virtuale) perché non sono una grande agenzia che ti tratterebbe come uno dei tanti. Ti tratto come il migliore dei miei clienti, ma per farlo ho bisogno di più tempo.

Il tempo è, infatti, la risorsa che acquisti da me, piccola agenzia o freelance. Non solo, la lentezza è un valore: significa professionalità, attenzione, disponibilità all’ascolto, “sartorialità”. Significa, insomma, che lavoro con te al tuo progetto e che lo tratto come se fosse mio.

Stressarmi con mille richieste al minuto non aumenterà la mia creatività o produttività, anzi. Un lavoratore (di qualunque genere) stressato è un professionista che si ferma, va in tilt e deve riprendere le fila del discorso mettendoci il doppio del tempo.

Sii gentile con chi lavora con te, nell’interesse del tuo business soprattutto. Un professionista stressato non rende molto, diventa quasi apatico. Io non credo che tu voglia un professionista stanco, ma qualcuno che ha voglia di lavorare con te, per la tua piccola impresa e che abbia idee fresche ed innovative. Prendo in prestito le parole di Fernando Pessoa per spiegarti meglio il concetto:

“Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta, che è la più spaventosa delle stanchezze. Non pesa come la stanchezza del corpo, né inquieta come la stanchezza della conoscenza emotiva. È un peso della coscienza del mondo, un non poter respirare con l’anima.”

Quando non ti rispondo subito non significa quello che credi tu!

Whatsapp, Telegram, telefonate, email, messaggi, chat di Facebook e direct di Instagram. Hai idea di quanti modi esistano per contattare e raggiungere un professionista? Infinite, come le strade che portano a Dio. Religione a parte, riesci a capire quanto stress comporti risponderti per tempo, consegnare i lavori che mi hai assegnato e quelli che mi sono assegnata (sì, sono masochista) per il bene del tuo business? Tantissimo!

Diventa così ovvio il motivo per cui la mia risposta non è – come si dice a Napoli – “a morte di subito” (significa: immediata, lo faccio ora, adesso, prima di fare un altro respiro).

Una risposta mancata o non immediata significa che:

1) mi sto prendendo del tempo per analizzare bene la tua domanda perché meriti una risposta sensata;

2) sto lavorando per te o un altro cliente in quel momento: non potrei vivere con quello che mi paga un solo lavoro, ti avrei chiesto di essere assunta, ti pare? E poi, tutti meritano di essere seguiti come te, anche se non sono il “cliente del cuore”;

3) quando mi dedico ad un lavoro, lo faccio completamente: voglio darti il meglio e, per farlo, ho bisogno di concentrarmi;

4) credo nel metodo “se una cosa richiede meno di due minuti è meglio farla subito” ma anche nel “quando cominci una cosa, finiscila” e “fare 100 cose contemporaneamente non è proprio possibile”: non siamo fatti della stessa sostanza del multitasking (sì, è una delle mie massime) e la trascendenza e l’ubiquità non sono umane. Chi riesce a fare più cose nello stesso momento ha tutta la mia stima ma non è assolutamente la mia strada;

5) sono semplicemente occupata a fare altro, lontana dal telefono o in riunione con il tuo più spietato concorrente per capire come rovinare il tuo business!

Ok, lo ammetto: l’ultimo motivo non esiste. Non potrei mai ledere alla tua piccola impresa. Se ho scelto di lavorare con te significa che “voglio bene” alla tua attività e che ho deciso – al di là del compenso economico – di aiutarti nel diventare quello che aspiri ad essere, un’azienda con dei risultati.

Ora hai il cuore un po’ più leggero?

Messaggi vocali: la morte della conversazione

Un amico (con cui lavoro, sì mi piace questa cosa ed un giorno ti spiegherò perché) mi ha scritto “mi scoccia scrivere, per questo ti mando i messaggi vocali”. Ora, la mia risposta sarebbe dovuta essere “ed io mi annoio ad ascoltare i messaggi vocali”. Sarebbe finita lì: fine della collaborazione, dell’amicizia, della stima. Ho scelto di scherzarci su: “la mia religione mi vieta di ascoltare i messaggi vocali” ho scritto su Facebook, un giorno. Ho utilizzato la faccina di un cane sorridente, ancora prima, con una didascalia molto esplicativa: “Questa è la mia faccia quando mi inviate un messaggio vocale per parlare di lavoro.”

Ci siamo fatti tutti una grossa risata. Io dentro, però, stavo male. Mi sono sentita davvero a disagio: non volevo che i miei clienti comunicassero con me in quel modo. Ti spiego brevemente perché:

  1. quando mi mandi un messaggio vocale non puoi mai sapere in che posto mi trovo e se posso ascoltarlo o meno;
  2. se stai guidando è pericoloso, se stai mangiando potresti affogarti, se stai lavorando potresti distrarti;
  3. sembra un metodo per condividere velocemente le informazioni: nulla di più sbagliato! I messaggi vocali, per me, sono il male di questo mondo: vorrebbero avvicinare le persone ma ammazzano la conversazione. Schedula una telefonata, invia un messaggio (SCRITTO!!!) per chiedere se sono disponibile e se posso darti attenzione al massimo delle mie possibilità.
  4. quando invii messaggi vocali che contengono informazioni lavorative potrei perderle, non comprenderle. Non sono utili al tuo business, meglio un’email dettagliata. Ci sono molte applicazioni che ti permettono di appuntarti le cose se hai paura di dimenticarle: note per chi ha iPhone, Google Keep per chi possiede Android. La carta e la penna, personalmente, sono il mio metodo preferito.
  5. non ascolto i messaggi vocali per principio: se ti ho detto che preferisco un’email o una telefonata (schedulata in base alle esigenze di tutti e due) per favore, ascoltami. Avrò i miei motivi, ti pare?
  6. i messaggi vocali non hanno la funzione “cerca”: se mi serve una specifica informazione ci metterò una vita a ricordare in quale messaggio vocale hai lasciato quel particolare, su quale piattaforma di messaggistica, in quale giorno ed in quale periodo. Ti pare poco? Poi non ti lamentare se il lavoro è fatto male, è approssimativo o scarso. Fatti una domanda!

Lo so, a volte sembro troppo acida su questi temi ma, credimi, cerco solo di essere onesta. Si tratta del mio lavoro (che cerco di svolgere al meglio) e del futuro della tua attività (che cerco di far crescere, esattamente come te).

Perché non sono contro di te ma tu pensi che io lo sia

Quante volte hai pensato che non ti ho risposto a quel messaggio di domenica perché non volevo darti peso? E ancora, quanto tempo è passato prima che sollecitassi una risposta (che non era arrivata entro 8 nano-secondi) perché hai pensato che non ti ritengo importante?

Chiariamo subito un po’ di cose, per il tuo bene (e la mia pace mentale).

  1. Lavoro con te, non per te, nonostante il fatto che ogni mese “mi paghi una fattura”. Sorpresa, secondo le statistiche, una buona percentuale di dipendenti e consulenti non fanno un buon lavoro perché sono subbissati dalle richieste dei clienti e non riescono a dire “adesso basta!” per paura di perdere il lavoro o una commissione.

Un dipendente o un professionista che ti dedica tempo lo fa, oltre che per il guadagno, anche perché ci tiene alla tua attività. Quando ci si sente parte di un progetto si lavora molto meglio, in modo più produttivo e sereno.

Lavorare con te significa appunto questo: un professionista che ti spalleggia, che fa team, che cura i tuoi interessi oltre il pagamento della fattura a fine mese. A cosa ti serve un consulente che viene solo a batter cassa? A nulla, credimi.

Fammi sentire tuo pari, socio, amico e vedrai che il tuo business volerà altissimo!

Impara a dire “grazie”, “per favore”, “bravo”, “hai sbagliato”.

Un imprenditore che non sa comunicare con il suo consulente è una persona che nella vita non andrà molto lontano. Con l’arroganza non si ottiene nulla, anzi. Si riesce solo a stressare il consulente che non farà un buon lavoro, anzi. Non vedrà l’ora di “togliersi quei compiti che ti riguardano” perché gli sei venuto in odio con la saccenza, l’arroganza e l’essere assillante.

Chiedi le cose gentilmente: se una persona ti dice “lunedì” è perché davvero ha del tempo da dedicare alla tua richiesta solo in quel momento. La tua insistenza lo porterà solo a fornirti un pessimo lavoro perché si sentirà frustrato dai tempi di consegna inumani. Nulla è veramente urgente, sei tu che lo ritieni tale perché riguarda la tua attività. Come te, però, lo pensa ogni cliente. Il consulente, però, è uno. Fatti due conti…

Impara che il consulente non è un tuo nemico: dall’altra parte non c’è una persona che vuole nuocere al tuo business, né qualcuno che vuole solo i tuoi soldi. Quando fai una richiesta, pensa che quella persona vuole aiutarti a crescere e fare il miglior lavoro che può per te. la prossima volta, rifletti su questo e vedrai che se ti risponde “ti mando tutto lunedì” è per questi motivi, non perché va a fare shopping nell’orario che invece dovrebbe dedicarti.

Impara a ringraziare e a congratularti per un lavoro consegnato o per un (anche piccolo) risultato raggiunto! Ci sono tantissime persone che non sanno ringraziare, molti sono imprenditori. Sono le persone peggiori da avere come clienti – giuro! Se un consulente ti dà un consiglio, lo fa per il tuo bene. Se un consulente ti dice “aspettiamo”, lo fa per te, non perché non vuole lavorare (Ricordi: vendiamo tempo quindi a che scopo ritardare o rinviare?). Se non ringrazi mai per un’idea, un suggerimento, un consiglio ma come diavolo ti viene in mente che possa fare un buon lavoro o essere felice di lavorare con te? Spiegamelo!

Un consulente non è uno schiavo a cui paghi la fattura e ottieni in cambio la sua vita. La schiavitù non esiste più ed il fatto che io sia connessa su Whastapp o su Facebook la domenica non significa che hai il diritto di scrivermi in ogni momento.

Ci sono persone che riescono ad ignorare la notifica ed altre che, per spirito di etica professionale, si sentono in dovere di risponderti per non farti sentire trascurato.

Pensa se io fossi un tuo cliente e venissi a bussarti domenica sera, mentre stai guardando la tua serie tv preferita e sei in pigiama. Ti girerebbero i coglini, credimi.

Rispetta i limiti dell’educazione: se pensi di disturbare tua nonna durante il sonnellino del pomeriggio allora scrivimi. Ti sfido! Essere sempre online non significa essere sempre disponibili, anzi.

Per il momento è tutto, credo che il mio cervello si sia sfogato abbastanza. E tu, consulente, che problemi hai con i tuoi clienti? Raccontami! E tu, cliente, quali sono le difficoltà che incontri con il tuo consulente?

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