Dare il giusto valore al proprio lavoro: 7 regole fondamentali

Francesca Cora Sollo - 9 giugno 2015
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Avrei voluto fregarmene della SEO e del pallino di Yoast ed urlare nell’headline di questo articolo “Tu Vali, smettila di sottovalutarti, lavori tutto il giorno e la gente, i clienti, i tuoi genitori, gli amici e il tuo fidanzato non lo capiscono” ma mi sembrava decisamente troppo lungo.

Allora ho deciso di scrivere un bel decalogo-sfogo sul perché smettere di regalare a destra e a manca consulenze, consigli e lavoro gratis a chiunque te lo chieda. Semplice ed immediata, da utilizzare come wallpaper dello smartphone al posto di quella in cui ti baci col moroso, come sfondo del desktop invece dell’ultima foto delle vacanze in cui ti ubriachi e sorridi pensando “Se mi vedesse il capo” e ovunque volgi il tuo sguardo mentre lavori e non. 7 regole da seguire per vivere meglio e fare del tuo lavoro un’attività piacevole:

#1 Il tuo lavoro, ed il tuo tempo, hanno un valore

“Senti, ma non è che mi scrivi due righe per un volantino?”; “Scusami, ma mi dai un consiglio sulla mia pagina personale?”; “Ho un’idea grandiosa però, sai com’è, posso darti tanta visibilità. Tutti quelli che lavorano con me li faccio vedere. Ma fai anche il sito, vero?”; “Strate-che? Ma dai, ci metti un paio di ore a riempire una pagina Facebook per un mese!”

Una persona che conosco, in un ironico napoletano direbbe “Cora, e ch c vò?” (tradotto suona più o meno come “ci vogliono due minuti, no?”). Già, caro amico-cliente: due minuti per accedere alla tua pagina Facebook, creare un copy accattivante che crei un effetto Wow nei tuoi utenti, che superi la penalizzazione del 97% sulla visibilità, però sia anche diverso da quelli precedenti, che non sia la solita citazione perché poi lo fanno tutti, che ti faccia vendere tutto il vendibile che hai. Insomma, una bomba a mano social.

Caro digital worker, il tuo tempo (e la tua vita) hanno un valore. Non dimenticarlo: con il lavoro ci paghi le bollette, ci paghi la formazione e tutto quello che ruota attorno alle tue attività. E’ un circolo virtuoso: se guadagni puoi lavorare, altrimenti nisba.

#2 Non dare per scontato l’aiuto degli altri

Esattamente come te, ognuno ha una propria vita, impegni, problemi e pensieri. Anche cose belle, certo, ma principalmente anche gli altri lavorano duramente (quasi tutti, dai). La conseguenza di questa scoperta dell’uovo di Colombo è semplice.

Così come il tuo tempo ha un valore ne ha anche quello degli altri quindi hai due scelte davanti a te: se chiedi aiuto ricambia (se si tratta di un consiglio o di un’attività che entrambe le parti coinvolte trovano di poco conto) altrimenti paga la consulenza che stai chiedendo affidandoti ad un professionista. Può essere anche un amico, anzi, nessuno meglio della tua rete può aiutarti a trovare la persona giusta per una collaborazione. Lo dico sempre: la tua rete è la tua risorsa più grande (ma la consulenza si paga)!

#3 Un consiglio si dà agli amici, al quinto si manda fattura

Ok, sono la prima ad utilizzare come mantra segui il lato buono del web ma a tutto c’è un limite! Essere buoni, utili e disponibili è un conto, lavorare con passione altrettanto ma scadere nell’approfittare di una persona e del suo tempo è un abuso alla pazienza e al rispetto umano che nemmeno Bambi o Heidi tollererebbero.

Un consiglio chiesto con gentilezza (anche due o tre, se si tratta di un amico o di un professionista, vedi punto precedente) va bene, ma richiedere vere e proprie consulenze aggratis va oltre ogni limite imposto dall’educazione. Quindi, al quinto consiglio tacchete, amico… fattura! Vedrai che la prossima volta ci penseranno due volte prima di contattarti.

Ovviamente non è che adesso, per ogni starnuto, mandi fattura: come in tutte le cose ci vuole equilibrio! Se la mamma ti chiede di cercarle una ricetta online, non chiederle mille euro.

#4 Inps, iva e tasse varie non si pagano con i consigli

Equitalia non puoi pagarlo con #Paywithatweet, purtroppo. Esistono tantissimi strumenti per l’organizzazione e la gestione delle entrate e delle uscite. La mania dell’acquisto compulsivo l’abbiamo tutto, ma a fine anno le tasse vanno pagate: freelance o a tempo indeterminato, devi cacciare i du spicci per lo stato.

#5 Gli amici sono amici, i clienti sono clienti

Ok, il tuo cliente ti ha chiesto l’amicizia su Facebook ed hai accettato: non volevi sembrare scorretto, antipatico o acido. Da quel momento ha cominciato a scriverti ad ogni ora del giorno e della notte. Un incubo: whatsapp, telefono personale, mail. Ti cercano ovunque, in qualunque momento della giornata. Non si può tornare indietro ma puoi imparare da questo errore e non rifarlo MAI più.

Puoi arginare la situazione con i clienti attuali e mettere un freno alla loro invadenza prendendoli per mano e spiegandogli, un passo alla volta, limite per limite che non possono invadere i tuoi spazi extra-lavorativi. Puoi usare una parola magica: costo extra per quello che esula dal vostro contratto. Nel mondo civilizzato i professionisti si comportano così. Nel digitale, dove la parola friendly viene scambiata con gratis, tutto è più maccheronico: i conti a fine mese e la professionalità no, per quelli devi mantenere il punto. Sempre.

Quello che ti può capitare quando acquisisci un cliente si può ridurre a 3 casi:

1) Il cliente non ti conosce, si è affidato al passaparola e quindi puoi attivare il metodo panta-rei (o anche detto tabula rasa): puoi impostare un rapporto partendo da zero, senza vincoli di precedenti errori di valutazione e di regalie di tempo e lavori non giustificate;

2) Il cliente che rinnova: anche qui puoi approfittare di questo evento per ridefinire costi, limiti e quantità delle attività (la qualità non si discute mai). Insegna al tuo cliente che esistono degli orari e che gli extra si pagano. Anche qui non essere nazista: se ti chiede un consiglio alle 19:01, rispondi.

3) Il tuo amico che diventa cliente: metti dei paletti come con le due tipologie precedenti. Sicuramente il rapporto sarà più easy ma… non è vero, ti sto raccontando una bugia: il rapporto con il cliente-amico è il più complicato che esista. E’ per questo che devi essere un bravo professionista: sii chiaro, poni dei limiti e sii sempre corretto. Se il lavoro dovesse andar male, per un motivo o per un altro, non puoi rimetterci anche un amico. Ecco perché passo questo tipo di contratti ad altri: sembrano i più belli ma sono i più insidiosi. Sarà fantastico, ci conosciamo da tanto, empatia e poi boom, il peggior cliente del mondo!

#6 Stabilisci un tariffario: ogni attività ha un suo costo

Una social media strategist che mi piace tanto scrive “I social media non sono né gratis né tantomeno low cost”.  E’ l’iscrizione alla piattaforma che è gratuita. Imprenditori comprendete la differenza? Se soggiorno in un albergo la camera la pago subito, se compro un chilo di carne non dico al macellaio poi pago altrimenti in vetrina appesa ci finisco io (mai guardare Vampire Diaries prima di scrivere un post). Dal medico, dall’avvocato o dal commercialista si paga una regolare fattura: applica lo stesso metodo, stabilisci un tariffario per le tue prestazioni ed attività.

Detto così sembra un po’ ambiguo, lo ammetto. Il pensiero però non è del tutto malvagio: ogni attività, dal blogging, al copywriting, alla strategia all’implementazione di un sito, richiede un tempo di progettazione, uno di esecuzione ed un altro di testing. Tempo, noi vediamo tempo. E’ ora di riscuotere i frutti del proprio lavoro. Basta lavorare gratis a meno che tu non debba imparare, ma la gavetta l’abbiamo fatta e dobbiamo farla tutti, si sa.

Una attività, un costo. Come fare? Semplice: calcola le ore medie che impieghi per realizzare un task, un’attività e dividila per il costo complessivo che hai chiesto per un progetto simile. O cerca in rete, io non sono proprio la migliore per darti questa risposta. Però, in un prossimo post, posso spiegarti come calcolo io il mio costo orario. Magari, domani. Oggi concentriamoci su di te e sul tuo (immenso) valore lavorativo. Fatti pagare, mi hai sentita? Non sottovalutarti e non sottovalutare il valore del tuo lavoro.

# 7 Vivi, Respira, Ama: non dimenticarti di te stesso

Questo è più per me che per te! Nel senso che se fai questo lavoro può significare due cose: o sei pazzo o hai una vera passione. Queste due cose spesso, nel digitale coincidono. La pazzia non è una brutta cosa se sai canalizzarla e tradurla in creatività, sai?

Quello che non va bene però è che per quanto #ilovemyjob non mi piace l’insanità mentale quindi, per evitare stragi di stagisti innocenti o di clienti esigenti che magari pagano anche in maniera puntuale: respira, ama, vivi. Prenditi una pausa dal lavoro ed esci, leggi, rilassati e staccati dal pc e dallo smartphone (si, anche il tablet deve essere spento).

Altrimenti il fuoco che ti alimenta fa presto a diventare cenere. Il lavoro deve darti da mangiare, è vero, ma il sorriso deve accompagnarti tutta la vita! Fatti venire le rughe per le troppe risate non per le troppe preoccupazioni, il malox lascialo a chi non sa amare ciò che fa.T u sei fortunato, quindi sii grato e prova a seguire almeno una di queste regole. Starai meglio, fidati! :)

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