Il #LatoBuonoDelWeb: le 3 C della Comunicazione Morbida

Francesca Cora Sollo - 19 ottobre 2015

Che cos’è la Comunicazione Morbida? Te lo spiego una volta per tutte oggi, tra il caffè e le email del buongiorno!

Lo sto facendo davvero: sto mettendo nero su bianco un incipit di quello che mi porto da sempre nel cuore: una comunicazione diversa, una comunicazione gentile, quasi morbida. Si, esattamente, la comunicazione morbida. Ma dai, Cora, per piacere: ne parla Kotler da anni. Il marketing sta prendendo la strada dell’H2H, le aziende parlano di partire dalle persone e non dai progetti e tu mi vieni a parlare adesso, no dico, A-D-E-S-S-O di una comunicazione fatta di abbracci e coccole digitali?

Si, ne parlo adesso. Per un motivo semplicissimo: le cose le puoi fare solo quando ti senti sicura che il tuo pensiero arriva alla fine di un percorso denso di esperienze, studi, fallimenti e di esperimenti fatte sulla tua pelle. Quando arrivi a capire che è proprio il tuo pensiero quello che gira disperato come un criceto su una ruota, chiuso in una gabbietta colorata. Si, il criceto nel mio cervello ha raggiunto il suo Nirvana: è arrivato il momento di capire che cos’è il #LatoBuonoDelWeb. Perché sembra sempre che mi abbiano tirato fuori dalla zuccheriera come il *Toperchio (se non conosci questo personaggio, per prima cosa vergognati profondamente, in secondo luogo guarda subito questo video QUI per scoprirlo)? Semplice, perché qualcuno ha dimenticato di dirti che sono una specie di incrocio venuto male tra Alice nel Paese delle MeraviglieAmelie Poulàn Ciuchino e che, di conseguenza, credo nelle favole, sono una sognatrice e sono convinta fermamente del fatto – ma proprio in qualunque momento, anche se sono sommersa dal lavoro e dalle incombenze, – che se si riesce a sorridere puoi fare tutto nella vita, anche accontentare il cliente più scontroso (e rompipalle)!

Perché il #latobuonodelweb

Si, vabbè, il lato buono: Cora cara qui c’è fuffah, c’è chi ne approfitta, chi ruba strategie, chi aspetta che ti giri per soffiarti il cliente, chi parla male di chi scrive libri perché rosica che non ne ha scritti e chi scrive libri pensando di essere arrivato. Si, vabbè, rispondo io: dietro quei libri c’è un sacrosanto lavoro, dietro le critiche c’è aria fritta e intanto, nel mezzo, ci siamo noi. Chi lavora anche 20 ore al giorno perché quando arriva quel maledetto commento su un contenuto dietro cui ci siamo smazzati urliamo come nemmeno fossimo scolarette alla prima cotta. Chi lavora per ottenere un lead profilato e si eccita come se Optimus Prime in persona avesse cliccato “Registrati per accedere a questo contenuto”. Chi cerca, ogni santo giorno, di capire come creare un valore reale per gli utenti e portarli ad affezionarsi al brand che in quel momento gestiamo ed in cui, inevitabilmente, crediamo.

Se non sei il primo fan del brand che gestisci difficilmente riuscirai a comunicare i suoi valori e la sua vision. Questo per me è un assunto. Molte volte mi sono trovata a rifiutare lavori (ecco anche perché io sono una di quelle che nella vita non farà mai strada o soldi) perché chi me li proponeva non rispettava la mia etica del lavoro o perché, comunque, non condividevo i valori dell’azienda. Magari semplicemente compravano fanZ al chilo dal fruttivendolo sotto casa. Non si mangia di pane e convinzioni, questo è vero ma scendere a compromessi (che vanno contro i tuoi valori) significa calpestare chi sei. E, se posso aggiungerlo, non ti farà fare neanche un buon lavoro perché, se hai un minimo di rispetto per te stesso, non terrai botta per molto!

Insomma, il lato buono del web è fondamentalmente questo:

– essere te stesso (e non cercare di essere un altro, la Rete se ne accorge)

– rispettare i tuoi valori e le tue convinzioni

– avere (e seguire) la tua etica lavorativa

– non scendere a compromessi se questi vanno contro i tuoi principi

– cerca sempre il lato positivo delle cose

Abbracciare il lato buono del web non significa necessariamente diventare un Orsetto del Cuore. Passare al lato buono del web significa capire che dietro ogni account, follower, +1 c’è una persona reale. Un utente non è un profilo da raggiungere ma una connessione da creare. Le aziende, in sostanza, devono cominciare a dare importanza non alle vanity metrics e all’applause rate (ovvero numeri raggiunti e mi piace collezionati come figurine Panini) ma alle persone, a ciò che queste amano e a cosa realmente vogliono. Cominciare a ragionare ad un marketing fatto di emozioni: non quelle sulla carta, non quelle di plastica. Quelle vere: perché io utente mi emoziono davanti ad un gattino che stanchissimo che si addormenta più volte o ad un cagnolino che non riesce a salire su una sedia? Perché sono cose che ci inteneriscono, come gli occhioni di un bambino.

Sapevi, infatti, che sei sistematicamente intenerito (si, ammettilo, anche se sei un uomo delle caverne!) da un bambino perché gli ormoni reagiscono ai suoi giganteschi occhioni. Ti eri mai accorto di quanto siano sproporzionati gli occhi di un bambino rispetto al corpo? Ebbene, è un’arma di difesa. Esattamente così: il bambino si difende dagli attacchi del mondo esterno intenerendo chi cerca di interagire con lui. Una sorta di bomba atomica di dolcezza e tenerezza. Ti ha fregato con le coccole, amico!

E’ questa, in sostanza, la leva che i brand (e chiunque voglia interagire con la Rete per i più diversi scopi) devono imparare ad usare: attirare l’attenzione per creare interesse per qualcosa che emozioni e – solo e solo se l’utente è pronto – proporre un percorso che porti al proprio prodotto o servizio. Le persone vogliono ancora interagire con i brand ma sono stanchi. Stanchi di essere bersagli mobili, di essere trattati da numerini del supermercato, di essere solo cose. Vogliono essere, sentire.

E se anche la Disney, porca pupazza, fa un film sulle EMOZIONI, forse qualcosa di vero c’è. Non possiamo mica essere tutti dei poveri profeti vestiti malissimo che urlano ai passanti per le strade di New York (dove dovrebbe succedere l’ennesima catastrofe, sono un po’ sfigatelli) di crederci perché la fine (del marketing #oldschool) sta arrivando. O meglio, è già arrivata ma le aziende sono troppo impegnate a chiedersi davanti allo specchio:

Roi, o Roi delle mie brame. Chi è il leader del settore nel reame?

Io posso dirti come vedo io il web, ma ognuno deve crearsi una propria identità (restando sempre fedeli ai propri valori) e sviluppare una propria visione per proporsi agli altri nodi della rete.

La verità è che le persone, come me, si vogliono emozionare. Hanno bisogno di sentire che è ancora possibile provare qualcosa. Raccontargli l’amore, la passione, la vita. Lasciare che le tue parole – trasformati in post, in visual ed in qualunque altra cosa ti permetta di attuare la “strategia” che hai creato per il tuo cliente – diventino qualcosa di concreto. Utilizzare i social media come canali della tua storia, della narrazione in cui vuoi coinvolgere le persone.

Le 3 C della comunicazione morbida: conversazione, confronto e condivisione?

Sul serio me lo stai chiedendo? Allora non mi segui proprio! Le 3 della Comunicazione Morbida ancora non le hai imparate? Vabbè, te le rispiego, però poi, se non le applichi niente muffin!

La comunicazione morbida è alla base del “lato buono del web”: conversa, confrontati e condividi. Gli utenti, infatti, non sono numeri. Sono relazioni da creare, curare e a cui dare valore. E’ come una bellissima ma complicata storia d’amore! Con la fidanzata ci litighi, ti ci lasci ma, in fondo, quanto la ami?! Se non conversi e ti confronti, condividi i tuoi valori e porti avanti un progetto comune con la tua rete come puoi sperare di creare valore?

Come ti dicevo qualche (giusto un po’) riga più su: la comunicazione ha senso solo se emoziona, coinvolge e rende felice. La verità è che dove vai sei una conversazione (sincera e costruttiva) non ce l’hai? Lo dicevo nello scorso articolo (qui trovi come mi prendo cura della mia Rete ogni giorno): la rete è relazione, lasciati coinvolgere. A volte si trova a due passi da te quello che cerchi da un’intera vita.

Gli unici numeri che contano nella comunicazione sono quelli delle volte che ti emoziona. 

La comunicazione morbida è la comunicazione delle piccole cose, infatti. I principi su cui si basa questa modalità comunicativa li conosciamo da sempre, solo che, nel mondo frenetico e convulso in cui viviamo e nel rincorrere sempre risultati eclatanti, ce ne siamo dimenticati. Ciò non significa che la strategia va lasciata a casa, da sola, davanti ad un caminetto acceso con una tazza di té caldo in mano, avvolta in una copertina. Anzi!

La creatività è tutto. Diventa nulla senza una strategia. Un’azienda, un professionista – insomma – dovrebbero essere strategicamente se stessi! La scelta è personale, ma ricordati, non si vive per accontentare gli altri! Quindi quando un contenuto (o un’azione) non fanno provare quella sensazione di gioia, la lampadina che si accende quando va via la luce nell’intero quartiere… fidati, forse non è quello giusto. Per due motivi: il web permette di togliere le maschere ed indossare la propria personalità e quindi un contenuto “poco sentito si sente” e poi, soprattutto, forzare qualcosa che non si sente proprio a livello aziendale e/o personale viene percepito anche dall’altra parte della barricata.

Perché succede questo? Semplice! Un utente non è un profilo da raggiungere ma una connessione da creare e  se non sei il primo fan di te stesso (o della tua azienda) difficilmente avrai successo: i valori e la vision sono tutto, se sono sinceri. E gli utenti se ne accorgono. Ah, se se ne accorgono! Come risolvere il dilemma allora: strategia o empatia?

 La testa per la strategia e il cuore per l’empatia. Ammettere i propri fallimenti, darsi l’opportunità di sbagliare ed imparare dagli errori. Essere umani. Amare gli esseri umani. 

“Avere un cuore da bambino non è una vergogna. E’ un onore.” Pensaci. Al cuore, intendo. Rachele Zinzocchi, Social Media Manager di 3 Italia,  in più di un’occasione ricorda che se dietro qualunque strategia di marketing non c’è cuore, difficilmente si può avere successo. E’ famosissimo il suo #SocialErgoSum: o ci sei, con tutta la testa ed il cuore, o lascia perdere. Sui social e sul web sei quel che sei davvero: paradossalmente, proprio qui cadono le maschere! 

 Hai ancora dubbi sulla forza della #ComunicazioneMorbida? Che aspetti a passare dal Lato Buono del Web? Abbiamo i biscottini a forma di dinosauro, dolcetti e muffin! 🙂

c comunicazione morbida-01

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