“Organizzati ora”: metodo per freelancer che non ce la fanno più!

Francesca Cora Sollo - 26 luglio 2017

Ti capita mai quella sensazione di nausea, formicolio alle mani e voglia di spaccare il mondo? I famosissimi “cinque minuti”? Succede perché non sai gestire il tuo tempo, esattamente come me.

Oggi è successo di nuovo: mi sono svegliata di buon umore (in un periodo di m***a totale), ho fatto colazione con calma, svuotato la lavastoviglie perché non c’era più nulla di pulito, seduta alla scrivania ancora in pigiama ed ho realizzato una bozza per un’infografica con Canva, dopo aver letto il libro di Cristiano Carriero sul mobile working. L’ho condivisa con le persone con cui mi confronto sul lavoro quotidianamente ed i feedback sono stati una doccia fredda: è disallineata, ha mille refusi, è storta. Mi sono sentita stupida, impacciata e – a dirla tutta – anche poco professionale. Chi mi ha detto questa cosa lo fa da sempre così, con questo tono, con queste parole. Non ha fatto nulla di diverso. Solitamente lo apprezzo (e amo questo suo modo di fare, è il motivo principale per cui siamo amici con la A maiuscola). Oggi, però, mi ha “annientata”. Che cos’è successo? Analizza con me i fatti.

Overload ed overthinking: due “mali” digitali (e non solo)

Pensiamo troppo, a troppe cose, contemporaneamente. Ne facciamo altrettante. Ti è mai capitato che, in un dato momento, nulla andasse bene? Mi spiego meglio: la sedia è troppo scomoda, oggi la tastiera non funziona come sempre, la luce mi dà fastidio, è troppo buio, perché nessuno mi lascia in pace, perché mi chiamano per ogni cavolata, nessuno mi capisce! Ok, non è una crisi adolescenziale a 30 anni ma una vera e propria richiesta del tuo cervello di fermarti! Qualche giorno fa scrivevo sul mio profilo personale:

C’è che quando tutti ti dicono “Spingi”, io mi fermo. Già, mi fermo. Metto dei paletti, scelgo di dare un limite, un freno. Appendo al chiodo lo stacanovismo.

Lo avevo già detto: “Non voglio in borsa il kit completo antiacido-calmante-antidepressivo a 30 anni”. Ed è quello che sto facendo: rallento, scelgo, seleziono. Lavoro meglio, mi concedo meno.

Tutta questa manfrina per dire che da oggi… numero aziendale e numero privato. Stop 💁‍♀️#Prenditicuradite”

A molti può sembrare una cazzata ma essere svegliati, dopo una notte insonne, da un messaggio di un cliente che si lamentava dopo appena 3 giorni di campagna di non avere risultati mi ha mandata in tilt. Non mi nascondo con te, lo sai. Non mi sono mai nascosta. Urla, strepiti, lacrime, crisi d’ansia. Per il messaggio in sé? Per niente. Non aveva fatto nulla, anzi.

Il confronto continuo con il cliente è sale per la mia attività: un cliente interessato a quello che fai corrisponde ad una maggiore efficacia dell’azione di web marketing.

E allora? Niente, è stato l’ennesimo segnale del mio corpo per dirmi “Francesca, fermati. Stiamo esagerando.” L’overthinking (pensare troppo) e l’overload di cose da fare che mi sto imponendo – sì, siamo ancora in corso d’opera – è troppo. Ci sono centinaia di siti e magazine che raccomandano la digital detox, condannano il multitasking, negano l’esigenza di essere sempre ovunque e dovunque. Io non ci credo ma (sembra) che funzioni ed il mio corpo e la mia mente lo chiedevano a gran voce.

Stavo per scoppiare, sono scoppiata

“Non è vero che veloce è meglio, non è vero che lento vuol dire fallito.” Ho cominciato a ripetermi questa frase, quella mattina. Ho cercato di mettere le cose a posto: dire al cliente con gentilezza che per certe cose deve contattarmi via mail, ho silenziato i canali social, ho stilato una bellissima to-do, scaricato l’ennesimo planner. Insomma, mi sono data da fare.

Allora perché, stamattina, una cosa così piccola come una critica giusta mi ha fatta sentire così? Perché non sono costante nell’organizzazione; perché non risolvo, posticipo; perché metto le esigenze degli altri davanti a quelle del mio business, perché concedo troppo spazio. La realtà è che se vuoi risultati devi essere costante, ferma, non puoi permetterti di dire “solo per questa volta”.

Basta con la sindrome del Tapirulan

Riorganizzarsi non è facile. Complicato, mille cose da chiudere e la sensazione di non poterti fermare mai: i clienti arrivano, vogliono, pagano e pretendono e tu sei lì che guardi luglio, la notte ed il giorno, le cose, scivolare via. L’entusiasmo di un sabato ed una domenica passati a leggere, al mare e a rilassarti svanisce già il lunedì mattina.

Vuoi lavorare davvero così per tutta la vita? Vuoi davvero soffrire della sindrome del tapirulan (fare, fare, fare e ritrovarsi sempre con la sensazione di non aver fatto praticamente nulla)? Io non credo. E se lo domandi alla sottoscritta, ti risponderò con un sonoro “col piffero” (in realtà, c’era una parolaccia ma lasciamo stare).

Come si supera la sindrome del tapirulan e lasciare quella sensazione solo a chi frequenta la palestra? La risposta sarebbe “vai da uno psicologo” ma in realtà la soluzione sta – come sempre – nelle piccole cose.

Smettila di credere nelle favole

Hai letto bene, non ti è partita la capoccia. Smettila di credere nelle storie delle fashion blogger sempre al top, dei business perfetti delle freelancer italiane, nell’iper-produttività delle sei del mattino, nel potere del sostegno femminile a tutti i costi. Non è tutto oro quello che luccica: la rete esiste ma è molto più reale. Siamo persone, non supereroi. Siamo umani e, in quanto tali, fallibili. Impara a capire che devi sfatare qualche mito sulla vita da freelancer.

Forse dovresti leggere l’articolo di Annette Palmieri: 5 miti da sfatare sullo smart working nello specifico e sulla vita del freelancer, in generale. C’entrano i pigiami, lo stress, il tempo, le relazioni sociali e ti chiarisce chi è il vero boss della tua attività. Illuminante!

Diventa padrone della tua vita (sul serio)

Odio i coach, i life coach e qualunque cosa che non provenga dalla reale esperienza fatta in prima persona. Come puoi dirmi che devo calmarmi se non ti è mai venuta una crisi di panico? Come puoi gestire il mio business se il tuo fa schifo? Come puoi dirmi che sai scrivere se non hai un blog, un sito o qualunque cosa che mi dica chi sei, che fai, dove vai? Insomma, sono come San Tommaso: ci credo solo se vedo che funziona. Ecco perché mi permetto di dirti questa cosa. Io, attualmente, non sono padrona della mia vita.

“Che cosa orribile! Ma che dici! Ma che vuoi!” Eh sì, ammetterlo è un processo complicato e fa male. Anzi, malissimo. Significa distruggere ogni certezza che hai, metterti in discussione. La meta finale, però, ti assicuro che sarà bellissima. Non troverai il tuo posto nel mondo, questo è sicuro. Troverai però la strada per il tuo equilibrio: devi essere pronto a metterti continuamente in discussione, a fare scelte, a bilanciare. Non scendere a compromessi, ti prego. Impara solo a cedere quel giusto che ti permette di essere felice, ma sul serio. Non aver paura di affrontare la vita perché non torna più.

Noemi Borghese lo ha urlato forte quando è andata via dal suo ultimo lavoro. Io me la sono immaginata con i capelli arruffati, il viso in fiamme, lacrimoni e porta sbattuta. Lei, invece, è una signora: ha fatto valere le sue ragioni. Ha analizzato e poi ha deciso. E alla fine, solo alla fine, lo ha scritto. Ti suggerisco il suo post-flusso di coscienza Millennials che si licenziano che vale anche per te che sei del 1979.

Il fatto è che se non hai la forza di khaleesi (se non vedi il Trono di Spade, fuori da questo blog, ora!) c’è poco da fare, devi trovarla altrimenti elemosinerai sempre tempo e starai sempre più male. Devi capire che la parola da tatuarti addosso è coraggio:

  • Per prendere certe decisioni
  • Per affrontare i cambiamenti
  • Per sostenere le prove
  • Per ammettere i fallimenti
  • Per sopportare le conseguenze
  • Per amarsi nonostante i difetti
  • Per non odiarsi al mattino per le scelte fatte
  • Per sopravvivere al panico.

Ci vuole coraggio nella vita, lo dice mia nonna. Lo dice la suocera. Lo dicono tutti. Poi, però, devi farlo: fermati, respira e trova la tua forma di coraggio, la tua dimensione. E chi ti dice “fai così” non capisce niente. Nessuno può decidere al posto tuo! Tu respireresti al posto di un altro?

Impara: “importante non è urgente”

Ho dedicato un weekend alla lettura di Mobile Working di Cristiano Carriero, come ti dicevo all’inizio di questo luuuunghissimo articolo. Mi ha, però, particolarmente illuminata il capitolo 13, quello che urlava su una pagina bianca importante non è urgente. Oddio, pensavo, qualcuno lo ha scritto, finalmente! E subito, letto, ho tirato fuori la mia rielaborazione: perché così devi fare, mi raccomando. Nessuno può dirti come fare, ma puoi apprendere da tutti e testare.

Stampatelo (bene) in testa: che tu sia un collaboratore, un cliente o un collega. Impara a fare delle tue priorità il centro del mondo senza, però, invadere la vita degli altri. Da questo meraviglioso capitolo puoi trarre davvero delle leggi fondamentali per vivere (oltre che lavorare) sereno. In realtà, puoi farlo dal libro in generale! Nota bene: non ho detto zero sbattimenti, ho detto “sereno”.

  • Se una cosa ti richiede meno di due minuti, falla subito (rispondere ad un’e-mail, una telefonata veloce, un messaggio). Metodo GTD di Dave Allen: leggilo!
  • Perdi meno tempo ad arrabbiarti per i limiti che la gente supera – perché magari non sa nemmeno di averlo fatto – e sii chiara con le persone: tempi, costi, confini.
  • La parola limite, se stai crescendo, è la parola più bella del mondo. Se la associ al concetto di “superamento”, hai vinto. La sua declinazione “confine“, invece, ti protegge. Poni dei confini alla tua vita in modo che gli altri non possano infastidirti, ferirti ma, soprattutto, stressarti.

Tutto molto bello ma come si applica questo alla mia vita da freelancer e la mia disorganizzazione perenne? Abbiamo detto che le soluzioni sono nelle piccole cose, nei dettagli della vita quotidiana. Quindi:

  • Se una cosa può essere detta via email, invia un email! Verba volant, scripta manent: è tassativo!
  • Elimina Whatsapp e le chat di Facebook, usa Telegram (chat singole, gruppi e canali di interesse).
  • Non esiste roba da un minuto perché una call di un minuto diventano 30 minuti di telefonata. Pianifica le call!
  • Dai degli orari precedi, delle scadenze. La giornata lavorativa è la TUA giornata. Sei “solo “un tassello di quella degli altri, fa che anche gli altri diventino un pezzetto della tua giornata, non tutta!

Non mettere in pausa la tua vita perché lo ha deciso un altro. Ogni respiro è un respiro in meno, non va sprecato in arrabbiature inutili, cose da fare che non ti portano da nessuna parte, cose fatte solo per la paura di dire di no, deludere gli altri, farsi accettare o semplicemente per un senso del dovere che… non ha senso!

Ricorda: urgente non è importante, importante non è urgente!

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