Chiedimi perché respiro e scoprirai perché scrivo!

Francesca Cora Sollo - 27 gennaio 2016
motivo per cui scrivo

Scrivo perché respiro, scrivo perché -quando batto sui tasti- mi sento un po’ come un pianista che suona la sua musica preferita. E scrivo perché odio il silenzio del foglio bianco, la barbarie di quello spazio vuoto che mi ricorda due persone che non si amano abbastanza. E ancora, scrivo perché non so fare altro: il cervello si mette in moto, la luce negli occhi si accende (lo ammetto, a volte quasi mi commuovo), lo stomaco si muove e parto. Per la tangente. Per il Paese delle Meraviglie. Per la strada lastricata di mattoni gialli. Per l’isola che non c’è. Insomma, sparisco dai radar e guai, guai, ad interrompermi: divento una belva che nemmeno Mara Maionchi può calmarmi!

Anche ora, mentre finivo un calendario editoriale per un cliente (a proposito ti fai rispettare abbastanza?) ho dovuto prendere un bel respiro e rispondere alla violenta sensazione di dover mettere su foglio il perché del motivo per cui scrivo. Non riuscivo ad inserire correttamente l’url del mio sito, azzeccare la mia password – ma è sempre la stessa! – e selezionare “nuovo articolo”. E’ così: è la fretta di non perdere nemmeno una parola, è la voglia di condividere i giri pindarici che il cervello fa quando comincia a pensare che qualcosa che valga la pena scrivere per regalare agli altri un pezzo di te. E’ questa la differenza con altri lavori, forse. Quando scrivo, ti regalo un pezzo del mio cuore.

Scrivo perché condividere è quello che conta davvero

Quanto sei melodrammatica, Cora! Ti sento, sai? So che è quello che stai pensando… ma, non è forse questo scrivere? Raccontarsi, nudi, come davanti ad uno specchio, squarciare il proprio velo di Maya, disperdere sé nel flusso della rete per sperare che qualcuno -un’anima gemella al gusto di caffè, un dodo, un unicorno come me- condivida lo stesso pezzetto d’anima. Non è facile da capire ma non scrivo tanto per scrivere, ma per condividere un battito di cuore, per respirare assieme, per tenere per mano un’altra persona attraverso la corrente che attraversa il web.

E scrivo perché mi fa piangere, e scrivo perché mi fa ridere, scrivo perché… scrivere mi fa sentire. Viva, vera, volubile.

In movimento perpetuo. Io che non sto mai ferma, che il Pomodoro dura 25 sì, ma secondi. Io che penso talmente forte che mi vengono i mal di testa. Io che amo talmente quello che faccio da non accorgermi dello scorrere del tempo, la maggior parte delle volte. Io che mi arrabbio quando le persone non capiscono che per vivere, semplicemente, scrivo, racconto e dico. Io che divento acida, permalosa ed intrattabile quando non riesco a far passare il valore del motivo per cui la comunicazione è importante. A volte passo ore al telefono con una persona e non mi ci capisco, mando una mail di 3 righe e la città si illumina come la vigilia di Natale. Un caso? Non penso, credo più sia una questione di predisposizione.

Scrivo perché fa bene a me (e agli altri, sembra)

Già, ti sei mai chiesto che gusto ci sia nello stare da soli, al buio, in una stanza a battere come dei forsennati sulla tastiera dell’iMac al ritmo di Bones degli Alice in Chains (si, insieme ai Backstreet Boys ascolto anche il grunge anni ’90)? Tanto. Te lo assicuro. E perché fa bene (si, lo so che hai cinque anni in questo momento e risponderai ad ogni affermazione con un laconico “e perchéééé?” – ho tanta pazienza, tranquilla/o)? Fa bene perché, quando scrivi di qualcosa che conosci o di un argomento di cui hai bisogno di chiarire i punti, fai del bene a te e agli altri. Crei valore. Crei dialogo, confronto e condivisione.

Tutto questo per dirti che (rullo di tamburi, prego) se smetti di avere paura puoi regalare molto di te a chi ti segue, creando valore, ottenendo valore dagli altri e migliorando come essere umano e – perché no – come professionista. Te lo dice anche Riccardo Esposito (che dice anche che sono una brutta persona sui social, ma questa è un’altra storia, prrr!) Sciogli i nodi, sciogli!

Devi uscire da questo circolo vizioso. Non è facile, ma devi imparare questo mantra: l’errore è un aspetto della vita professionale. Un aspetto che devi coltivare: i migliori gestiscono con cura i propri errori, cercano di farli in situazioni di basso rischio per imparare senza far danni. Ma è anche vero che la situazione ideale non esiste: a volte devi rischiare e sbagliare. Con la gioia e la spensieratezza di un bambino. A volte, però, devi anche far le cose per bene.

Ti faccio un esempio. Io ho tanta paura di uscire dalla zona di comfort e spesso i miei articoli restano come tanti piccoli calzini con i buchi perché non mi va di rammendarli. Perché non ho paura di non saper cucire. Perché ho paura di pungermi con l’ago. Perché, perché, perché. Insomma, il calzino col topolino sopra resta lì con un buco ed io sono costretta a comprare un nuovo paio di calzini. Questo succede perché dò retta a quella (stupida) vocina interiore che urla ma chi vuoi che ti legga? ma chi vuoi che capisca? ma chi vuoi… Oh, ma cosa vuoi tu lì, vai ad iscriverti a Snapchat! 🙂 Devo aggiungere altro?

Scrivo perché mi aiuta a capirmi (e a capire)

Sì che devo aggiungere altro, altrimenti non sarebbe un articolo di Social Muffin, ti pare? Normalmente, in qualunque campo della vita in cui ti trovi, ti diranno che scrivere è un balsamo per l’anima e che fa bene al cuore. Cosa c’è di tanto anormale in questa affermazione? Dove devo firmare la fattura al genio che l’ha pensata?

La scrittura è straordinaria perché è un’attività ordinaria, alla portata di tutti. Scrivere aiuta a fare ordine nel proprio caos interiore, sistematizza ed organizza i pensieri e li rende fruibili a te che li metti su carta e a me che leggo.

Due piccioni con una fava, due bisogni colti con un solo sforzo. Io mi chiarisco e cresco e tu (se ho scritto qualcosa di utile, ovvio) impari e cresci. Dovrebbe funzionare così, più o meno. Poi c’è la fuffah, ma anche questa è un’altra storia. Poi c’è la Ludovica. La riccia. La de Luca, insomma. Beh, lei mi raccomanda sempre, non solo di affrontarle quelle paure che si nascondono lì come coniglietti spaventati, ma di essere costante perché la scrittura è come i sogni, ha bisogno di sapere che tu sei coraggiosa e che l’unico limite da superare sei tu, è quella tua testolina buffa.

Dico io “cora-ggio”: lo dice la parola stessa, fa parte della mia natura. Eppure. Eppure ho paura. Ho paura perché sono umana e in quanto tale ho più paranoie che cappelli in testa. Faccio più film mentali di una multisala e di un cine-teatro messi assieme. Eppure scrivo. Eppure decido (ogni tanto, eh) di essere CORAggiosa e di buttarmi. Ma ogni tanto non basta. Sai perché?

Il lettore, chi ti segue, non va tradito. Proprio mai.

Lasceresti mai un bimbo che piange, con il gelato appena caduto in terra, in mezzo alla folla del lunapark completamente solo? Ovvio che no! Allora perché lasciare da solo il tuo lettore? Sei un blogger incostante, esattamente come me. Io, però, provo a porre rimedio prendendo il coraggio a quattro mani ed esponendomi. Aspetto anche te, eh! 🙂 Ci buttiamo assieme?!

Scrivo perché è più facile a farsi che a dirsi

Sono una lamentosa. Una trentenne acida, petulante e lamentosa. E quando devo scrivere comincio a farlo dicendo non finirò maiNessuno mi leggerà! E se la gente si annoia? E poi parto per la tangente. E vabbè. Niente, scrivere è più una questione di fatti che di parole vere e proprie. Significa ritagliarsi uno spazio fisico, mentale e temporale all’interno del quale ci sei solo tu e la tua storia. Quella che hai intenzione di raccontare. Questo è il motivo per cui scrive Francesco Ambrosino:

Ogni storia non è altro che un’evoluzione da un punto A ad un punto B. È nella distanza tra questi due punti che nasce la scrittura. Io scrivo per scoprire dove mi condurrà il percorso.

Nessuna storia è uguale ad un’altra ed il detto tutti hanno una storia da raccontare non è poi così vero ma può darti il coraggio di provare ad interpretare quella che vorresti che fosse la tua, di storia.

Prova a fare un esercizio molto semplice (che mi permette di evitare nell’ordine di uccidere tutti, evitare di essere uccisa dai clienti, respirare quando vado sotto stress): chiudi gli occhi, prendi un bel respiro profondo e metti le mani sulla tastiera, lasciale scorrere e butta giù tutto quello che ti viene in mente, senza un ordine preciso. Lascia che la corrente scorra. Ora dimmi, non è la sensazione più bella del mondo? Te lo avevo detto: a volte scrivere è più facile a farsi che a dirsi!

Spariscono le ansie, spariscono le paure. Esci dalla tua zona di comfort, dalla tua vestaglia con i coniglietti e dai tuoi calzini (ormai hai un’età!) con i topolini e respiri aria buona. Cos’altro vuoi dalla vita? Raccontamelo nei commenti! 🙂

5 motivi per cui scrivere

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