L’umanità ti cambia, l’intimità ti ammazza (le convinzioni).

“Lo senti il mio cuore? Ha un battito in più, una sincope che ha sapore di infinito.” – Sono appena tornata da Bari, nervosa acida curiosa con la gastrite galoppante e un raffreddore della Madonna. Lettera grande, sono cattolica dopotutto. A Bari è cambiato qualcosa, sono cambiata io. 

Non sono impazzita, non ho smesso di scrivere in italiano corretto, non ho perso il mio tono di voce (anzi, l’ho ritrovato!) o la ragione: ti ho copiato ed incollato la prima pagina dei miei appunti presi alla fine di tre giorni di gioia e rivoluzione passati a Bari, con la mia migliore amica che con il digitale non c’entra un cavolo, chiusa in un teatro – cinema – non l’ho ancora capito e ad imparare come non ho mai fatto mai. 

Ho partecipato a tanti eventi ma avevo bisogno di qualcosa che mi spezzasse.

La professionalità ti spezza dentro e ti ricostruisce

Volevo frantumare le mie ossa di copywriter, le mie certezze di social media manger ed advertiser, rompere la mia presunzione di storyteller. Volevo schiantarmi contro un autobus di limiti e confini che, dopo dieci anni, sono diventati una gabbia dorata da cui non uscivo per paura di fallire. E a Bari ho fallito. Ah, quanto è stato bello fallire con la pancia piena di roba buona, con gli occhi ricolmi di mare e le corde vocali stanche per le parole dette, sussurrate, urlate, cantate o – semplicemente – pensate.

Ho conosciuto il lato umano di un mondo che mi ha riempita di chiacchiere per anni, che mi ha rotto il cazzo di numeri mirabolanti che non corrispondono mai a nulla, se non al vuoto cosmico. Ho riempito il cervello di spunti da consumare come patatite croccanti, ho elemonsinato altro tempo a quello che c’era, volevo abbracciare ogni singolo attimo perché sapeva di buono. 

La professionalità è fatta di dettagli

Ho pianto. Cazzo, se ho pianto.

Quando Valentina ha rotto le righe dei contenuti in fila come soldatini. 

Quando Paolo ha fatto prendere una posizione ai brand e non per fottere gli utenti ma per cambiare qualcosa nel mondo. E non cito Gandhi per il rispetto che porto a Iabichino e alla sua arte.

Quando ho visto consumare una piadina come se fossimo al parco.

Quando ho regalato le bolle di sapone perché arrivano in alto fino alle stelle.

Quando ho detto “voglio lavorare con te” senza paura e la risposta è stato un sorriso confuso e non il solito “scrivimi”.

Quando Marco ha detto con orgoglio “è arrivata Cora”.

Quando qualcuno mi ha chiesto se fossi serena lì dove fossi.

Sì, sono serena. 

La professionalità te la devi guadagnare 

E se lo sono lo devo a tre giorni di in-formazione e fomazione. Lo devo a tre giorni passati in un sottoscala schifoso perché volevamo risparmiare pur di essere lì. Di appunti condivisi con Ivano. Di “tu sei Cora? Riapri quel blog, ti aspettiamo”. Di pianti a fontanella durante la presentazione del curriculum vitae più intenso di tutti i tempi, tale Francesco. Di pacche sulle spalle di chi consideri un dio della pubblicità e ti dice “Chi io? Tu, piuttosto, scrivi e non rompere le palle”. Di piadine condivise con sconosciuti. Di gentilezza, umanità e anche di nervosismi risolti con il dialogo.

Solitamente penso agli eventi come a ore perdute, sprecate. Qui ho guadagnato ore, ho aggiunto attimi alla mia vita, qui ho ritrovato una nuova professionista.

Ho capito che voglio cactus ovunque, nel business e nella mia vita.

Ho capito che se non rischi, che campi a fare?

Ho capito che voglio qualcosa di più e che posso averlo.

Ho capito che i progetti te li devi prendere, che chiedere non è elemosinare, che donare è meglio di qualunque business card, che il networking non esiste. Preferisco l’intimità di un sorriso, di qualcuno che non rivedrò mai più ma che mi ha lasciato più di ogni altro al mondo e che facendo si impara. 

E va bene così.

La professionalità è ammettere i limiti, superare i confini

Ah, ho imparato ad amare l’indie e a scrivere ripartendo dalla musica. E beato a chi va a LaClasse. Io starò a guardare da lontano perché, forse, oltre alle parole avrò qualcuno da abbracciare forte. Chi lo sa. La storia la scrive chi la vive, non chi guarda da lontano gli altri respirare. Sii la tua vita. Questo te lo insegna Bari, non io.

Anche se un giorno è un po’ grigio, l’azzurro arriva. La vita è una questione di sfumature. Come gli occhi di chi ti ama, come il cielo sopra Berlino, come le parole che usi per fare i tuoi voli pindarici prima di esalare un nuovo respiro.